giovedì 30 settembre 2010

Tre schiaffi al telematico buon senso

Lascia un po' esterefatti che la Francia abbia approvato definitivamente una norma di legge la cui discussione è iniziata tre anni fa. La famosa legge dei 3 schiaffi, prevede avvisi via mail e raccomandata a chi scarica illegalmente musica e film da internet (non è chiaro se anche il software) con, al terzo schiaffo, la sospensione da un mese ad un anno del servizio internet (pur continuandolo a pagare, tra l'altro). Lascia esterefatti soprattutto per la totale incompetenza in materia. Non solo l'identificazione precisa del presunto violatore non è sempre certa, ma la certezza che il file scaricato sia illegale è praticamente impossibile. Così come impossibile è che, una volta partita la legge, chi veramente è pirata non trovi sistemi per aggirarla, alcuni dei quali un poco più complessi (tipo VPN o comunque traffico criptato o mascheramento IP con utilizzo di anonimyzer), alcuni assolutamente banali come quello di usare per scaricare uno dei numerosi collegamenti wi-fi gratuiti e anonimi (mica siamo in Italia!!) che esistono in Francia. Chi sarà quindi preso nelle maglie della rete non sarà altro che un pesce molto molto piccolo, come il ragazzino che si scarica il brano da discoteca che mai e poi mai avrebbe comprato con la sua paghetta settimanale. E ad andarci di mezzo saranno i genitori.
Lascia esterefatti ancora di più che in tre anni di discussioni non si sia capito che internet è incontrollabile per definizione.
Ma adesso qualcuno non venga a dire "visto? la Francia è peggio di noi!". Beh, no... La verità è che noi una legge cosi' non ce le abbiamo non perché i nostri politici siano illuminati, ma perché non hanno idea di cosa sia internet, e tra case a Montecarlo, società off-shore, escort, compravendita di voti e litigi, litigi, litigi, ma dove lo trovano il tempo per impararlo? E cosi' da noi chi la fa l'antipirateria? La FiMi. Come se mi mettessi io a fare le multe ai motorini che mi parcheggiano sotto casa nei posti riservati alle auto. Magari.

mercoledì 29 settembre 2010

Ma sette pollici è meglio di dieci?


Oggi, grazie a Samsung, ho avuto modo di provare il Galaxy Tab. Non ho ovviamente ancora avuto modo di testarlo a sufficienza per poter darne un giudizio tecnico degno di nota, o per fare un raffronto con l'iPad, anche se volendo essere pragmatici alla fine scopriremo che alla prossima realease di hardware o di sistema operativo Galaxy e iPad saranno praticamente equivalenti. Se tralasciamo ovviamente l'integrazione nel mondo aziendale, per la quale temo entrambi abbiano ancora un po' da lavorare - sempre che a loro interessi davvero - e sulla quale potrebbero davvero distinguersi.
Vorrei pertanto qui concentrarmi sulla vera unica e incolmabile differenza, che esula peraltro da marca/modello, degli oggetti; su quello che era il mio dubbio principale: e cioè la dimensione dello schermo. Ma sette pollici sono davvero meglio di dieci? La riposta è scontata: dipende. Dipende dall'utilizzo che se ne pensa di fare, dipende da cosa ci si aspetta. Sette pollici sono sufficienti per leggerci un libro, non sono sufficienti a leggerci un giornale (devi per forza usare il pinch). Sette pollici vanno bene per portarsi l'oggetto nella giacca, non vanno bene per visualizzare (ed usare con una certa fluidità operativa) un desktop remoto. Insomma, i miei dubbi restano. Il settepollici è un oggetto ibrido suscettibile di diverse interpretazioni in dipendenza da lato da cui lo si guarda. E' un piccolo (e comodissimo) tablet o uno scomodo cellulare troppo grande? Consente, con un solo acquisto ed un solo oggetto da trasportare, di avere cellulare e tablet, oppure devi comunque avere con te sempre due oggetti? E se vale la prima, è abbastanza piccolo da risultare comodo in ogni occasione come lo è un cellulare? E se vale la seconda è abbastanza grande da consentire un utilizzo davvero diverso da quello di un cellulare touch?

Non so ancora rispondere, e in ogni caso la mia risposta sarebbe probabilmente diversa dalla vostra.
Posso solo dire che, a mio avviso , questo tipo di oggetti hanno la loro massima espressione sul divano di casa, in una stanza di albergo o in aereoporto, mentre non te li porteresti mai allo stadio o in palestra, a correre o in giro per negozi, dove invece non fai mai a meno di un cellulare, meglio se avanzato. Con questa premessa, quindi, mi chiedo se davvero serva a qualcosa risparmiare tre etti di peso (che in una valigia o zainetto non hanno alcun tipo di effetto e tantomeno sul divano di casa) penalizzando in modo secondo me significativo il display.

Ma non tutti sono daccordo. E lo dimostra il fatto che anche Blackberry se ne esce con un settepollici e la stessa Apple ha in cantiere un iPad nano (o iPod giga?).

Solo il mercato ci dirà chi ha visto più lontano.




What country: mafiosi e due-ruotisti

La Brambilla, intesa come ministro del Turismo, se l'è presa con una applicazione per iphone che si chiama What Country, che mostra foto di vari paesi, etichettandoli con dei tag che evidenetemente lo sviluppatore ritiene identificativi del paese in questione. Se l'è presa, la Brambilla, perchè a noi manco a dirlo ci hanno etichettato con la parola mafia, cosa che sinceramente da decenni non fa più notizia. Del resto non è che si sia fatto molto per toglierci di dosso l'epiteto di mafiosi, e molto poco si fa oggi, per cui non capisco tutto questo scandalizzarsi per un giochino da parte soprattutto di un esponente di questo governo. Mi preoccuperei, piuttosto, che insieme ai tag Pizza, Mafia e Pasta (la fantasia al potere) sia stato inserito un quarto e ultimo tag: Scooters
Lì per lì resti un attimo basito, poi ci pensi e ti chiedi: ma in verità, in quale altro paese del mondo occidentale si vedono tanti due-ruotisti come da noi? Sarà un caso che in città ben più grandi delle nostre (da Parigi a New York) praticamente non esistono mezzi a due ruote? Sarà davvero un caso che all'estero si sentano persino in diritto di associarci agli scooter così come ci associano alla pasta? Resta solo la domanda se, per il mondo, questo fatto che siamo un paese di due-ruotisti è positivo o negativo. A questa domanda non so rispondere in modo assoluto. Diciamo che finché non ci vengono a visitare, resta il beneficio del dubbio. Se vengono qui...

martedì 28 settembre 2010

Spot estremi

Guardatevi questo video, se non lo avete ancora visto. Della serie: non c'è limite alla fantasia, ma non c'è limite neppure alla sfacciataggine. Strano che Totti ancora non si sia fatto sentire, e si preoccupi invece di quella trota padre di Bossi. Altro che Bossi, qui la cosa si fa davvero dura! Giulio Cesare. Proprio lui, il romano più romano tra tutti i romani, con la sciarpa bianconera che tifa Juve? Onta, sacrilegio, infamia e disonore! Rosella Sensi appena l'ha visto, in una accorata lettera alla Federazione densa di arimortacci ha subito chiesto la squalifica del nuovo campo della Juve perché  Cesare fa il saluto romano!
A parte le facezie, diciamo che lo spot sarebbe anche simpatico, se non fosse che fa subito venire in mente due considerazioni semiserie (nello spirito del blog).
La prima è che sarebbe la prima volta che il calcio riesce a prendersi in giro senza conseguenze. La serietà nell'affrontare gli argomenti nel mondo del calcio è forse pari solo all'ammontare del denaro che vi circola. Il capo del Governo usa l'aereo di stato per portarsi a letto le escort? E chi se ne frega! Il fallo di Mexes era fuori area e forse non era neppure fallo? Interpellanza parlamentare! E Cesare può impunemente tifare Juve in uno spot, peraltro juventino, e nessuno si scandalizza? Nessuno protesta? Nessuno scrive un saggio sociologico? Non c'è un articolo di Baricco su Repubblica che dice "ve l'avevo detto"? Ancora non ci credo.
La seconda è una riflessione: che la Juventus fosse una squadra apolide lo si sapeva, ma questo spot porta questa sua condizione di squadra disancorata da ogni contestualizzazione socio-geografica ai massimi termini. Pensate a quale altra squadra italiana avrebbe mai potuto immaginarsi uno spot di questo tipo. Ce lo vedete Camillo Benso Conte di Cavour in giallorosso a cantare Grazie Roma in uno spot per la rivalutazione dello stadio Flaminio?  O la Fiorentina che per inaugurare la Cittadella Viola usa come testimonial Pietro Micca con cappello viola e giglio di Firenze sul petto che fa esplodere il Franchi?
Interessante è l'autoreferenziazione finale: noi siamo la storia. Ecco, bravi. La storia. Perché l'attualità certo porta altri colori.
Tremo tuttavia al pensiero che adesso Bossi possa fare il remake di questo spot usandolo come campagna elettorale,  mettendo Alberto da Giussano con la sciarpa verde che urla "Ceeeeel'hoooooo durooooo", Noi siamo la storia....

Sono Permalosi Questi Romani (e i Fiorentini mangiano fagioli)

Bossi è Bossi. Dovremmo conoscerlo, ormai. Raro che dalle sue labbra esca qualcosa di sostanziale, frequente che escano motti e lazzi sui quali, del resto, si fonda il programma della Lega. Quindi a me sinceramente stupiscono di più le intere pagine di giornale dedicate al Sono Porci Questi Romani, della frase in sé stessa. Frase, peraltro, che a me hanno insegnato alle elementari, nei primi anni 70. Se devo essere sincero quella che insegnarono a me (non le maestre, sia chiaro, ma la scuola è una forma di insegnamento di vita che proviene da tutti) recitava Sudici Porci Questi Romani. Se la diceva così Bossi, le pagine sui giornali erano due, prima compresa. Alemanno si inalbera, Napolitano si indigna; scende in campo persino Totti, e questa almeno è già una notizia, visto che ultimamente in campo scende poco. Diciamocelo: non saranno Porci, ma  Permalosi tanto Questi Romani!
Alle elementari, alle quali evidentemente già allora era presente il concetto di par condicio, insieme al significato ufficioso di SPQR ci insegnavano anche la storiellina Fiorentin mangia fagioli/lecca piatti e ramaioli/sotto terra 'un c'è quattrini/accident'a' Fiorentini. Non ricordo discese in campo, forse perché i fagioli in fondo li mangiavano anche gli angeli.
Insomma a volerne ce n'è per tutti, dai milanesi ai palermitani. Io, sinceramente, tra tutte le cose prive di senso che escono dalla bocca di Bossi, eviterei di preoccuparmi troppo di questa, e mi concentrerei invece su altre cose che, preoccupantemente, alle elementari non ci avevano insegnato e che rischiano, quelle sì, di farci diventare un po' tutti dei sudici porci.

lunedì 27 settembre 2010

Politici italiani che perepè qua qua, qua qua perepè

Capita solo a me non farcela più a leggere le prime quattro o cinque pagine dei quotidiani? Non riuscire a vedere un telegiornale, e non solo perché hai una bambina di tre anni per la quale sarebbe più educativo un film di Chuck Norris? Si, lo so che tutto in fondo è politica, ma non è un caso se di politico qua...qua qua perepè...

Più Kindle per tutti

Tanto per restare in tema di mala-scuola, ciarlando a mensa con i colleghi è riemerso l'annoso problema del peso dei libri scolastici. Pare che la figlia di uno di loro, al primo anno delle medie, abbia dovuto portarsi a scuola 11 kg. di libri semplicemente perché ancora non hanno fatto l'orario e pertanto non si sa che lezioni ci saranno quel giorno. Se io non so che lezioni ci saranno, non porto tutti i libri, non ne porto nessuno, ma al di là di questo aspetto è veramente anacronistico che nel 2010 ancora non si facciano libri a dispense, in modo da far mettere nello zaino solo la parte del libro che serve quel giorno. Che il problema sia annoso è dire poco, dal momento che esisteva anche quando andavo a scuola io, e ormai è passato un bel po' di tempo. Un bel po'. Poi sono arrivate le associazioni dei genitori, le interpellanze parlamentari, le promesse e tutto è magicamente rimasto uguale. Ma adesso le cose stanno per cambiare. Tra poco getteremo gli zaini alle ortiche. Adesso, signore e signori, c'è Kindle: è leggero, poco ingombrante, si legge come un foglio di carta e quindi non fa male agli occhi, si trova il testo in pochi secondi ed eventualmente puoi approfondire con internet; costa solo 135 euro (ma con la convenzione scolastica costerà molto molto meno, e visto che non saranno stampati anche i testi scolastici saranno a prezzo stracciato, con una convenienza complessiva per le famiglie molto elevata). Non è un oggetto ludico, come potrebbe essere un iPad, quindi non è neppure a rischio degenerazione d'uso. Tutti gli studenti a partire dalla scuola media ne saranno provvisti. Cioè, quasi tutti. Insomma, qualche classe sperimentale. Diciamo che è un progetto in fase di realizzazione. Ci stanno studiando. Sembra che per il 2071...

 
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