mercoledì 22 settembre 2010

Al ristorante con la spesa

Ecco cosa ha dovuto portare in dote mia figlia all'asilo:
n.1 scatola di pennarelli (marca TURBO MAXI GIOTTO) 
n.4 cartoncini tipo bristol (giallo-blu-celeste-rosa) 
n.1 risma di carta bianca 
n.2 colla stick (marca PRITT) 
n.1 rotolone 
La spesa totale è abbondantemente sotto i 20 euro. Ora mi domando: ma dal momento che le due cose più care (pennarelli e colla) che coprono la metà della spesa totale, devono essere di una marca specifica, e quindi non sono soggette a scelta eventuale di risparmio da parte delle famiglie, ma non facevano prima e meglio, se proprio i soldi non ce li avevano, a chiedere 20 euro a famiglia e a comprarsi poi da soli quello che serviva?
Ci stava anche di risparmiare un bel po'...
Sui giornali qualcuno si lamenta che ha dovuto portare la carta igienica e il sapone.
Io lo avrei quasi preferito. Andare all'asilo dovendosi portare quei materiali è un po' come andare al ristorante e portarsi gli ingredienti base, lasciando al ristorante il compito di apparecchiare e cucinare. Non è meglio portarsi il piatto da casa e trovare tutto pronto?

Libertà di pensiero. Purchè breve.

420 caratteri. Questa è la lunghezza massima del pensiero secondo Mark Zuckerberg. Del resto il pensiero globale ormai lo si misura in Terabyte, e siccome lo storage è limitato (noi italiani ne sappiamo qualcosa) e siamo un bel po'  nel mondo, più di tanto non possiamo consentirne. Ed è bene quindi pensare breve. Sarà per questo che hanno messo la Gelmini alla pubblica istruzione? È anche interessante come su Facebook si rispecchi perfettamente lo stile contemporaneo secondo il quale uno fa una breve affermazione e tutti gli altri possono vomitare fiumi di parole senza limiti per commentarla, a dimostrazione che il pensiero deve essere limitato ma i rompicoglioni possono imperversare.
Jack Dorsey invece ti limita a 140 caratteri, meno di un SMS. Ma almeno ha il buon cuore di non scrivere "A cosa stai pensando?", esteriorizzando la domanda con un "What's happening?". E che vuoi che succeda? Fortunatamente non succede mai niente...
A parte piccole cose che stanno tranquillamente in 140 caratteri, come A Firenze rischia di chiudere la Biblioteca Nazionale.

martedì 21 settembre 2010

Mamme Tafazzi?

La comunità internet "Quimamme" se ne è uscita oggi con una mail nella quale invita tutte le mamme a partecipare alla iniziativa "Sì Kid". Questa nasce a fronte della pubblicazione del libro della francese Corinne Maier, madre di due bambini, che ha trovato il modo di tirare su qualche spicciolo pubblicando "No Kid - 40 ragioni per non avere figli". Non si sa se in preda allo sconcerto scandalizzato o semplicemente per trovare un modo di farsi conoscere, questa comunità mammesca ha lanciato questa iniziativa, con la seguente frase testuale:
Troviamo, insieme a voi, almeno altrettante 40 ragioni per diventare genitori! Aiutateci a scoprirle!
Ora, da padre di una bambina di tre anni, non vorrei sembrare blasfemo. Però mi chiedo: supponiamo che siate indecisi se avere figli o no; se una mamma di due bambini elenca da sola 40 ragioni per non avere figli, e Quimamme deve chiedere aiuto a tutte le mamme in ascolto per scoprire 40 ragioni per farli...pensateci bene: ma voi fareste figli o no?

lunedì 20 settembre 2010

Due-ruotisti

L'incrocio è trafficato, il semaforo verde per me. Sulla destra arriva un motorino. Sopra c'è un ragazzone sulla trentina, tuta da (metal)meccanico, senza casco. Vedo che, nonostante il rosso e nonostante io stia arrivando, non accenna a fermarsi. Al che rallento un po' perché mi veda, ma proseguo. Lui mi guarda, vede che rallento e decide di passare col rosso. Lento. Troppo lento. Al che io suono per fargli capire che sto arrivando io e ho il verde. Rallento ancora. Quello mi guarda e alla fine decide di fermarsi, quasi nel mezzo della mia carreggiata. Lo scanso. Mi manda a quel paese, evidentemente perché non mi sono fermato. Davanti ho altre macchine, così lui, passato finalmente col rosso, mi supera sulla sinistra invadendo l'altra carreggiata, prosegue fino al successivo incrocio dove non c'è semaforo e senza minimamente rallentare svolta a sinistra, sorpassando la macchina che davanti a me stava anche lei svoltando a sinistra ma si era fermata perché un'altra auto in senso opposto stava svoltando a destra. Cosa che ha fatto dopo aver inchiodato per evitare il motorino.
Dov'è la notizia?
Appunto. La notizia è che questa non è una notizia perché, almeno a Firenze, questo tipo di comportamento dei due-ruotisti è perfettamente normale. Tranne, forse, per la mancanza del casco, che in effetti tutti portano regolarmente. 
E' così normale, per i due-ruotisti superare la riga di mezzeria che sui viali hanno dovuto mettere degli inguardabili jersey con tanto di lucette lampeggianti. E' normale andare contromano, zigzagare tra le auto in coda - ma non con il ciao, con quei catamarani che vendono oggi, larghi poco meno di una 500 -, sorpassarti mentre giri a sinistra, per non parlare poi dei parcheggi nei posti per le auto e sui marciapiedi.
L'altro giorno uno, regolarmente munito di casco, è salito sul marciapiede per prelevare i soldi al bancomat. Si, avete capito bene: ha prelevato dal bancomat seduto sul motorino. Acceso ovviamente.
Una follia, potrebbe pensare qualcuno che abita in un paese mediamente civile. Forse.
Quel che è certo è che la vera follia è la totale impunità in cui vivono questi due-ruotisti. Infrazioni continue, multe rarissime.
Propongo, però, invece delle multe, la dotazione obbligatoria di un visore che riporti l'immagine di sé stessi visti dall'alto, mentre percorrono le strade fiorentine dense di buche e scivolose, ignorando ogni elementare regola della strada. Forse se si vedessero da fuori capirebbero. E forse ne incontreremmo meno sdraiati sull'asfalto.

Bastardo senza gloria

Perché un camionista che con il rimorchio, qualche giorno fa, in una curva urta una macchina in parcheggio, si porta avanti, si ferma, scende dal camion, guarda cosa ha fatto e poi, accorgendosi di aver fatto un danno da duemila euro, risale sul suo camion e se ne va senza lasciare un biglietto?
Perché questo simpaticissimo (come una colica renale) essere umano ha fatto questa cosa, visto da testimoni che non sono stati in grado di prendere la targa, con una leggera aggravante e cioè che la macchina parcheggiata era la mia?
Ci sono varie ipotesi, tutte più o meno attendibili.

1. È un bastardo. E basta.
2. È un bastardo ubriaco. Scende ma non si regge in piedi e non sarà mai in grado di scrivere i suoi dati e quindi rinuncia.
3. È un bastardo miope e sordo. Scende, guarda, ma nel buio rischiarato dai lampioni la mia macchina nera sembra perfettamente integra. "E quel rumore di ferraglia?" "Cosa?" "No, dico, quel rumore... ?!" "Eehhh?"
4. È un bastardo non assicurato stupido. Madonna che danno! E adesso? (Ma sei stupido? Cosa scendi a fare, coglione, che ti prendono la targa?)
5. È un bastardo amnesico. Scende, vede il danno, prende lui la mia targa per rintracciarmi, ma la mattina dopo trova il foglietto e prova i caratteri come password su tutti i suoi siti protetti. Invano.

Ma la verità è che, sebbene egli sia, indipendentemente dalle ipotesi, un bastardo, il vero "bastardo primario" sono le assicurazioni, che con i loro contratti capestro incentivano questo comportamento asociale e incivile. Bonus-malus, franchige, cavilli, burocrazia. Tutto allo scopo di imbastardire un già di per sé nativamente bastardo popolo, che mediamente non conosce la parola civiltà.

domenica 19 settembre 2010

iPad spaziale


Lo ammetto. Quando Steve Jobs annunciò al mondo che avrebbe prodotto uno strano oggetto che era troppo grande per essere un iPod e troppo iPod per essere un netbook, il mio scetticismo era forte. Insomma, va bene che il capitano Kirk della Enterprise lo usava regolarmente, ma un'astronave con tanto di equipaggio era un accessorio un po' costoso. L'iPad era un oggetto spaziale non identificato. E, diciamocelo, di cui proprio non se ne sentiva la mancanza. Quando poi è uscito ho pensato che era bello, sì. Bello ma senza neppure una porta USB. Ma come si fà?
Poi diciamo che mi è capitato tra le mani, l'ho usato qualche giorno, poi l'ho lasciato, poi l'ho ripreso e ho iniziato ad usarlo con maggior consapevolezza fino a che...
Sembra assurdo che io sia riuscito, quando avevo 20 anni, ad uscire, vedere gente, fissare appuntamenti, viaggiare, perdermi e poi ritrovarmi senza avere a disposizione un telefono cellulare.
Sembra assurdo anche che io mi chieda, come possa, oggi, fare a meno di questo oggetto spaziale che si chiama iPad, dal quale ho scritto e postato queste righe.




Nick Fregatura

EnataunastardiNickHornby.jpg 
Confesso che quando ho finito, dopo una manciata di minuti, il libercolo di Nick Hornby "E' nata una star", quello, per capirci, che parla della madre che scopre da una videocassetta datale da una sua amica che il figlio fa l'attore di film porno, mi sono domandato se fossi stato preso in giro. Anzi per la verità ne ero abbastanza certo. Del resto è colpa mia se ho sborsato 10 euro per 64 pagine scritte anche a caratteri semi-cubitali. Però, chissà con quale strano meccanismo mentale, mi ero immaginato 64 pagine "intense". Mentre leggevo, invece, tutto era sì piacevolmente leggero ed ironico, ma anche superficialmente banale.
Oggi, girovagando per internet, scopro che esiste un progetto nella collana britannica Open Door, nel quale scrittori famosi scrivono opere "facili" per un pubblico poco istruito e poco avvezzo alla lettura, allo scopo di portarlo ad apprezzare i libri. E, guarda caso, nel 2005 Nick Hornby scrive "E' nata una star" proprio per questa collana. Proprio per questo progetto.
Ovviamente nel libro italiano non si fa la minima menzione a tutto questo. Il che porta a due effetti deleteri: il primo è che chi è abituato a leggere, butta via 10 euro. Il secondo è che chi doveva essere avvicinato alla lettura, non sapendo che quel libro è dedicato a lui, lo ignora e si getta sereno tra le braccia di Moccia (la cui destinazione culturale è scritta direttamente sulla copertina, nel nome dell'autore).
 
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